Vella

Intervista al Dott. Stefano Vella

Si sta parlando da diverso tempo di biosimilari e recentemente mi ha colpito che alcuni farmaci biotecnologici sono stati somministrati in ambito extra­ ospedaliero. Come siamo messi con l'assistenza domiciliare? Scopri di più!
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Chi è Stefano Vella?

Stefano Vella

Laureatosi nel 1977, è specializzato in malattie infettive e in medicina interna.

È stato presidente dell’IAS (International Aids Society) dal 2000 al 2002, al momento della crescita esponenziale dell’epidemia da HIV/AIDS, poi direttore del Dipartimento del Farmaco presso l’Istituto Superiore di Sanità (2003-2016) e infine direttore del Centro per la Salute Globale presso l’Istituto Superiore di Sanità.

Dal luglio del 2019 è Adjunct Professor presso Università Cattolica del Sacro Cuore.

È stato presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, (AIFA) dal 2017 al 2018.

Stefano Vella è stato nominato, a gennaio 2020, dal Ministero dell’università e della ricerca e dal Ministero della salute, rappresentante italiano al prossimo Programma Quadro di Ricerca Europeo “Horizon 2027 Health Cluster” alla Commissione europea.

Dal 2020 è adjunct professor presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e research associate presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma.

La sua attività ha da sempre interessato la ricerca, in particolare quella indirizzata alla lotta contro l’AIDS. Nel 1999 ha ricevuto su proposta del Consiglio dei Ministri l’onorificenza di cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e nel 2018 l’onorificenza di commendatore al Merito della Repubblica Italiana.

Si sta parlando da diverso tempo di biosimilari e recentemente mi ha colpito che alcuni farmaci biotecnologici sono stati somministrati in ambito extra­ ospedaliero. Come siamo messi con l’assistenza domiciliare?

Beh, sa cos’è, ci sono delle grandi resistenze certe volte nel far somministrare farmaci fuori dall’ospedale ma per alcuni tipi di farmaci come quelli oncologici, quelli per le malattie croniche, questa decisione può portare a notevoli benefici. Se abbiamo deciso che bisogna andar fuori dall’ospedale c’è bisogno che qualcuno si muove.

Il punto di partenza è riconsiderare la medicina territoriale poiché potrebbe dare un contributo rilevante. La medicina territoriale non è il medico di famiglia, è un’altra cosa; si dovrebbe attuare mediante la creazione di un distretto eterogeneo di professionisti sanitari specializzati. Per farle un esempio, il nostro medico di famiglia probabilmente non è stato formato per svolgere la sua professione in ambito oncologico, cosa può prescrivere? Può consultare un oncologo? Quando lo becca?

In questo senso può venirci incontro la telemedicina, non crede?

La telemedicina al momento rimane qualcosa di poco attuabile, un sogno; molti intendono ancora la telemedicina come una telefonata! Ci vorrà molto tempo affinché si possa sviluppare questo progetto nelle case degli italiani.

Com’è stata gestita la distribuzione dei vaccini in Italia e nei paesi sottosviluppati? e quella relativa alle aperture/chiusure?

Le misure di contenimento della trasmissione del COVID mediante la differenziazione per regioni ha portato qualche risultato. Tuttavia, gli altri paesi che hanno vaccinato a tappeto durante un lockdown vero (e non quello nostro di “pulcinella”) hanno ottenuto risultati decisamente superiori.

Incrociando le dita, vedo che la vaccinazione stia andando meglio ma è utile far presente che ci sono stati anche degli errori di comunicazione rilevanti sul vaccino Astrazeneca, ad esempio.

La percentuale che ha ricevuto la prima dose non è così bassa ma starei più attento alle riaperture in questa fase. Sulla distribuzione dei vaccini in Africa (ad esempio), sono molto dubbioso in merito alla possibilità di garantire un’adeguata copertura sanitaria: non ci riusciamo qua, si figuri in un contesto ancor più complicato! Inoltre, se riuscissimo a farlo somministrare non faremmo in tempo che il vaccino risulterà obsoleto.

Una buona notizia arriva dalle sperimentazioni cliniche sui farmaci sintetici anti SARS-Cov-2. Personalmente, ho una notevole esperienza nell’ambito dei farmaci destinati al trattamento dell’HIV, farmaci antivirali e quindi ho molta fiducia in tal senso: consideri che la distribuzione di questi farmaci avverrebbe in maniera totalmente diversa da quella attuale inerente ai vaccini!