Citisina: un galenico contro il fumo di tabacco

Fumo
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Sintesi
Smettere di fumare? Una scelta importante sia dal punto di vista individuale, sia da quello sociale. La volontà è fondamentale ma la terapia farmacologica può, talvolta, fornire un aiuto molto importante. Scopri come la preparazione galenica di citisina, analogo di origine naturale della nicotina, può rappresentare una nuova frontiera nella lotta contro la dipendenza da fumo di tabacco.

Indice

L’impatto del fumo di tabacco nel mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in 8 milioni il numero annuo di vittime da patologie e complicazioni derivanti dal fumo di tabacco; di queste, poco più di un milione sembrerebbero essere il risultato di un’esposizione non diretta al fumo, bensì del cosiddetto fumo passivo (WHO, 2020). Il fumo di tabacco è riconosciuto come principale fattore di rischio nel cancro ai polmoni, oltre ad essere coinvolto nell’insorgenza di altri tumori; inoltre, esso rappresenta la causa primaria di sviluppo di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e può determinare o peggiorare diverse malattie cardiovascolari, quali arteriopatie periferiche, infarto del miocardio o stroke. L’aspettativa di vita di un fumatore può essere inferiore anche di 10 anni, rispetto a quella di un non fumatore (Giulietti et al., 2020).

La maggior parte dei fumatori, stimati in oltre 1,3 miliardi nel mondo, proviene dai paesi meno ricchi, in cui l’impatto delle complicazioni derivanti dal fumo di tabacco diventa più grave e pesante negli esiti (WHO, 2020).

In Italia, il Ministero della Salute indica in circa 93000 le morti annue riconducibili al fumo di tabacco. Pur trattandosi di un fenomeno in decrescita nel nostro Paese, con una prevalenza di fumatori scesa per la prima volta sotto il 19% della popolazione, sono numeri che rendono necessari ulteriori sforzi per ridurre l’impatto di quella che, a ragione, viene identificata come un’epidemia di livello globale (MdS, 2020).

capsule

Dal rischio individuale all’impatto socio-economico del fumo di tabacco

I numeri sopracitati risultano particolarmente impattanti, specialmente in un contesto storico come quello attuale, in cui diventano facilmente paragonabili ai dati pandemici.

Se l’effetto sulla qualità della vita risulta chiaro, con un netto aumento del rischio di sviluppo di patologie debilitanti, meno dirette ma ugualmente forti sono le conseguenze sulla spesa sanitaria pubblica. Dati italiani relativi al 2013 individuavano nel 15,5% del totale delle dimissioni ospedaliere annue, la percentuale attribuibile a malattie direttamente correlabili al fumo. La spesa media di 832 € per giornata di degenza legata a tali patologie valorizzava questo dato, rendendo più evidente l’impatto economico del fumo a livello di spesa pubblica (Progetto Citex, 2014).

Diverse campagne e misure anti-fumo sono state adottate da molti stati nel corso degli ultimi anni, con risultati piuttosto efficaci. In diversi stati occidentali sono state aumentate le tasse sull’acquisto delle sigarette; oltre al mero recupero di parte della spesa sanitaria per trattare le patologie fumo-correlate, ciò ha consentito un disincentivo all’acquisto. Negli stati più ricchi, tale aumento ha generato una riduzione del fenomeno del 4%, fino ad un 5% negli stati meno economicamente forti (WHO, 2020). L’introduzione dei divieti negli ambienti chiusi ha generato un netto miglioramento in termini di ospedalizzazioni: in Scozia, nel 2007, anno successivo alla legge sui divieti, si è registrata una riduzione del 17% delle ammissioni ospedaliere con diagnosi di asma nel bambino. (Mackay et al., 2010).

Tuttavia, il fumo di tabacco costituisce tuttora un fattore di rischio evitabile per le patologie descritte e, dunque, ulteriormente riducibile con interventi mirati ed efficaci. Inoltre, l’impatto più elevato negli stati con redditi medi più bassi impone la ricerca di soluzioni non costose e di portata globale.

Soluzioni e terapia farmacologica per la disassuefazione dal fumo di tabacco

La sigaretta rappresenta il più comune mezzo per il fumo di tabacco. La presenza nella sigaretta della nicotina crea il fenomeno della dipendenza, trattandosi di una molecola psicoattiva che stimola la sensazione di piacere e riduce l’ansia (Giulietti et al., 2020). D’altra parte, la contemporanea assunzione di composti derivanti dalla combustione è responsabile dell’aumento di rischio di malattie polmonari, cardiovascolari o oncologiche.

L’utilizzo della sigaretta elettronica e della nicotina in forma orale (chewing-gum, compresse o spray) per smettere di fumare possono costituire mezzi efficaci per ridurre l’assunzione di composti dannosi e/o cancerogeni. Ciononostante, tali approcci non consentono di eliminare la dipendenza fisica o psicologica derivante dall’assunzione della sostanza, potenzialmente non priva di rischi. Per questo si è cercato di individuare un trattamento farmacologico in grado di eliminare il fenomeno della dipendenza.

La terapia farmacologica per la cessazione del fumo verte principalmente sull’uso di bupropione e vareniclina. Nel primo caso, il farmaco è un antidepressivo, di cui viene sfruttata la capacità di inibire il riassorbimento di dopamina, compensando la mancanza di piacere post-eliminazione della sigaretta. La vareniclina, invece, sfrutta la sua capacità di legarsi parzialmente ai recettori nicotinici α4β2: di conseguenza, viene alleviata la dipendenza fisica, mentre non viene ugualmente stimolata la sensazione di piacere.

Pur generalmente sicuri, i due farmaci non sono privi di effetti avversi e presentano costi piuttosto elevati. La terapia con bupropione prevede una durata di 7-9 settimane (Lugoboni et al., 2003), mentre può arrivare a 12 settimane con vareniclina (Pfizer, 2006); l’obiettivo è di sospendere l’uso della sigaretta fin dalla seconda settimana.

Una soluzione dai laboratori di farmacia: la citisina

Dal 2014, viene utilizzata in Italia la citisina, molecola di origine naturale isolata da Cytisus Laburnum, comunemente detto maggiociondolo. La pianta è particolarmente diffusa in Europa centrale, orientale e meridionale e l’utilizzo nella disassuefazione dal fumo di tabacco è conosciuto da tempo; infatti, la citisina esiste come farmaco approvato in commercio in diversi paesi dell’Europa dell’Est, quali Bulgaria, Polonia e Russia. Tuttavia, la mancanza di studi aderenti ai requisiti normativi degli stati occidentali e la scarsa numerosità degli studi stessi non hanno ancora portato ad un farmaco a base di citisina (Ruscelli, 2017). Attualmente, in Italia, la sostanza è disponibile come tale e può essere allestita come preparazione galenica nei laboratori delle farmacie territoriali.

Il meccanismo d’azione della citisina per la cessazione dal fumo di tabacco è riconducibile alla sua capacità di agire da agonista parziale sui recettori nicotinici α4β2, al pari della vareniclina (derivato di sintesi della citisina stessa). La citisina, dunque, può occupare i siti d’azione della nicotina, consentendo un leggero rilascio di dopamina per placare una potenziale sindrome d’astinenza, ma non generando quel senso di ricompensa tipico che è causa di dipendenza.

Il trattamento ha una durata standard di 25 giorni, più breve rispetto agli altri approcci farmacologici, con l’obiettivo di sospendere l’uso delle sigarette fin dal quinto giorno.

La preparazione galenica di citisina è allestita in capsule ed è soggetta a presentazione di ricetta medica ripetibile; essa richiede alcune attenzioni: Cytisus Laburnum è una pianta con elevata tossicità, conosciuta nei centri anti-veleno. Pertanto, la preparazione richiede dei dosaggi piuttosto bassi; si è visto che capsule da 1,5 mg, con dosi scalari dal primo al venticinquesimo giorno, garantiscono un adeguato profilo di sicurezza ed efficacia al farmaco. Il farmacista preparatore può allestire la preparazione in sicurezza e assicurare le necessarie uniformità di massa e contenuto.

Studi clinici recenti sulla citisina

L’attenzione sull’uso della sostanza nel trattamento del tabagismo è cresciuta tra il 2006 e il 2011, con nuovi studi in doppio cieco a dimostrare l’efficacia della citisina nella cessazione del fumo, paragonata a trattamento con placebo (i partecipanti non sapevano di assumere il farmaco o il placebo). I risultati di questi studi evidenziavano un’astinenza, a 6 mesi dalla terapia, per oltre il 10% dei partecipanti che assumevano il farmaco, rispetto al 2-3% del gruppo placebo. Non venivano riscontrati effetti avversi significativi nel gruppo trattato con citisina, rispetto al placebo (Vinnikov, 2008; West et al., 2011).

Più recentemente, l’efficacia della citisina è stata paragonata alla terapia con nicotina per via orale, dimostrando anche in questo caso una maggior efficacia del derivato del maggiociondolo; in questo caso, i partecipanti avevano anche beneficiato di un supporto comportamentale, con tassi di astinenza dopo 6 mesi del 22% nel gruppo con citisina, rispetto al 15% del gruppo con nicotina (Walker et al., 2014).

Attualmente, sono in corso studi che mirano a valutare la non inferiorità della sostanza rispetto alla vareniclina (Walker et al., 2021); le molecole condividono un meccanismo d’azione analogo ma la citisina presenta dei costi più bassi che la potrebbero rendere una terapia molto importante per il trattamento del tabagismo (Karnieg e Wang, 2018).

Conclusioni

Il fumo di tabacco genera una dipendenza che comporta gravi rischi per la salute; laddove il fumatore voglia smettere e la sola volontà di farlo non fosse sufficiente, sostegno comportamentale e terapia farmacologica rappresentano delle opportunità da considerare. Tra i farmaci in uso per il trattamento del tabagismo, la preparazione galenica di citisina sta suscitando interesse, alla luce di un favorevole profilo di efficacia e sicurezza, quando paragonata a placebo o a terapia con nicotina. Qualora gli studi in corso confermassero un’efficacia almeno paragonabile a quella dei trattamenti già approvati, il suo costo inferiore renderebbe la citisina un’importante risorsa nel combattere questa dipendenza diffusa in tutto il mondo.

Bibliografia

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